La nostra storia

Una storia di passione per la buona tavola a Genova

Nel 1905 la Vaccheria Urbana trasferì la vendita del latte negli attuali locali della vaccheria, la cui struttura storica andò totalmente distrutta nel 1989 a causa di un incendio. Sorta nel 1892, la Vaccheria Urbana aveva la stalla nella vicina salita Bachernia, che con le sue 12 mucche produceva più di 400 litri di latte al giorno, fungendo quindi come una piccola centrale del latte. I mungitori, all'epoca, vivevano nelle soffitte della Vaccheria stessa. La struttura storica era uno chalet costruito durante la fine dell'Ottocento, in una zona residenziale di Genova aperta al pubblico.

Il vecchio titolare dell’epoca, il signor Scotti di Bergamo, venne a lavorare nella Vaccheria nel 1920, all’età di 9 anni, in qualità di mungitore. Il signor Scotti, dopo tanti anni di appassionato lavoro, rilevò il locale nel 1932, quando fu fondata la centrale del latte. Tuttavia, Scotti proseguì nella conduzione dell’attività di gestione del locale dove, oltre al latte, al caffè ed altre prelibatezze, serviva un’eccellente specialità: la “genovesissima” panera, sviluppando la destinazione commerciale attigua alla stazione della funicolare.

Noi seguiamo le sue orme cercando di continuare a offrire ai nostri clienti un punto di ristoro e di sosta nel cuore del quartiere di Castelletto.

Se sei interessato ad approfondire la storia e le origini del nostro locale nel cuore di Castelletto, di seguito ti proponiamo un interessante testo che ripercorre la nostra avventura alla Vaccheria di Via Bertani e la storia delle Vaccherie italiane.

 
Introduzione
 
Nel 2008 il giardino era ridotto a una fascia incolta, adiacente al perimetro di quello che un tempo era lo chalet in legno la “Vaccheria”, che, dal 1905, in via Bertani affiancava la stazione a monte della funicolare di S.Anna. All’interno erano visibili arredi, attrezzature o quel che ne restava dopo che, nel 1989, due rampolli a caccia di emozioni s’erano divertiti a bruciare quel piccolo e ospitale guscio così denso di profumi del Novecento. Un recupero considerato impossibile a meno di avere buone idee e forte determinazione.
Fausto Malerba le ha avute.
Imprenditore, appassionato di enogastronomia, è stato capace di mettere tra le “cose belle e buone” anche i resti dell’antica vaccheria.
“Visto che lo chalet in legno non si può rifare – disse – possiamo ripartire da quello che si produceva nell’antica vaccheria di Via Bertani.” 
 
Al tempo della Vaccheria di Via Bertani
 
“Caro Risso, perdona se ti disturbo per un favore. Desidererei conoscere se a Genova ci sono latterie cooperative per la vendita del latte in città e in pari tempo prendere una copia del vostro regolamento locale”.
Così il 1° giugno 1903 il funzionario Gorini del Laboratorio di Batteriologia della Regia Scuola Superiore d’Agricoltura di Milano si rivolgeva al collega Risso di Genova.
A Genova, nel 1903, l’Istituto di Igiene della città doveva trarre le sue informazioni dall’Ufficio del Dazio, l’unico che disponesse di informazioni approssimative sulla “produzione del latte di parecchie vacche nutrite in città”. Vacche in città! Erano probabilmente altri i modelli di allevamento, produzione e distribuzione a cui da Milano guardava Gorini scrivendo al collega genovese. Nelle fonti letterarie dell’epoca, la Liguria non compare tra le regioni produttrici di latte. 
Nel Genovesato, ancora alla fine dell’800, terra, bestiame e prodotti dell’allevamento, sembrano ancora appartenere all’Antico regime. Esisteva, ad esempio, un’attività produttiva casearia locale che era il solo rimedio per l’impiego di quel latte non distribuibile per problemi di conservazione e trasporto.
Nel 1901 i lattivendoli sono una ventina circa e quasi tutti esercitano nel centro storico della città. Nel 1925 le latterie elencate erano diventate 250 e oltre 500 negli anni Trenta, un incremento dovuto specialmente all’allargamento del territorio comunale. La crescita esponenziale delle “latterie” aveva però anche altre radici; tra queste un aumento della domanda del prodotto e il suo migliore confezionamento che ne favorivano trasporto e conservazione. Dai recipienti in ferro stagnato, dai quali il latte munto veniva travasato, si passò all’uso delle bottiglie di vetro sterilizzate con chiusura ermetica, curando la conservazione a temperatura relativamente fresca del latte.
Soprattutto a partire dagli anni del dopoguerra della prima mondiale, la latteria, da luogo di vendita di latte e generi alimentari, era diventata anche punto di ritrovo di lavoratori e di artigiani. Qui, la convivialità trovava nuovi spazi anche artistici: le tracce o il ricordo giunto in qualche caso fino a oggi. Ancora fino al 1990 la latteria “da Togni” del centro storico in Via Canneto il Lungo 11r (oggi Bar Giada) costituiva luogo eletto di ritrovo dei canterini di trallallero della città.
 
Vacche di campagna in città: Le Vaccherie genovesi 
 
Oltre a lattivendoli e latterie ci sono, a cavallo dei due secoli, le vaccherie, stalle per le vacche e annessi locali per la vendita del latte. L’idea di trarre profitto dalla stalla è la risposta imprenditoriale a spinte organizzative e produttive nello stesso settore di altre zone della penisola. Le caratteristiche architettoniche degli edifici adibiti a vaccheria ricalcano volutamente gli stilemi dello chalet svizzero.
Rimandano, così, ad un progetto commerciale dove l’immagine suscitata dalle valli alpine collabora ad assicurare qualità e sanità del prodotto. La stessa ubicazione, spesso in zone da poco sottratte alla campagna poste al di fuori delle vecchie mura (Via Bertani, Via Corsica, Via Lorenzo Pareto…) e divenute i quartieri della nuova “Genova buona”, rispondono ad una visione imprenditoriale che vede in quel ceto emergente la migliore utenza potenziale.
Tra 1899 e 1912 la Guida Pagano elenca sette “vaccherie”. In Via Corsica al n. 10, all’angolo con via Ruffini, già dal 1883 esisteva uno Chalet, la “Vaccheria di Carignano”, demolita nel 1906, e, da quella data, spostata nella vicina Via Alessi al n. 1 cancello.
In salita Tosse al 5 rosso si trova dal 1897 la Vaccheria di Giacomo Tortarolo, in un edificio tutt’ oggi esistente, vicino a Via San Vincenzo. Risalgono al 1907 due nuove vaccherie, quella denominata “Vaccheria Orientale” di Abele Bertozzi in S.Martino e la “Società Anonima Lattifera Agricola con sede in Galleria Mazzini 3/6. In Via Lorenzo Pareto, nei pressi della Foce, dal 1899 sta la “Premiata Vaccheria Svizzera” di Baruffaldi, demolita ai primi del secolo. La Vaccheria Poggi in Via Piaggio, compare nel 1919 e resta aperta fino al 1937.
 
Infine la Vaccheria Urbana di Via Bertani, sorta nel 1892, prima al n. 9 di Via Bertani e poi, nel 1905, traslocata nei locali della Stazione a Monte della Funicolare S.Anna. Dalla stessa data le stalle vennero trasferite al n 79 di Via Bachernia dove sopravvissero fino al 1950. Fu l’esempio urbano più longevo di quel modello di attività e rimpiazzato, a partire dalla metà degli anni ’30, dalla centrale del Latte di Fegino, l’unica struttura autorizzata a rivendere e distribuire il latte nell’intera città.
 
Teodoro Susinno e la Vaccheria urbana di via Bertani
 
Riportiamo qui di seguito le parole originali tratte dall’introduzione di un opuscolo andato in stampa nel 1899 per promuovere la trasformazione della Vaccheria in Società in Accomandita:
 
“La Vaccheria Urbana stabilita in Genova or sono 6 anni, per lodevole iniziativa del suo direttore Sig. Teodoro Susinno (1855-1905), è troppo largamente apprezzata dal pubblico, per volerne qui efficacemente dimostrare l’indiscussa utilità e il grande favore che ebbe ad incontrare tra i consumatori. L’opera solerte e rigorosa del Sig. Susinno, da ciò che forse nei primordi pareva una’utopia, l’ha condotta in oggi ad essere una vera istituzione cui si ricorre con la massima confidenza: non solo ma, entrata nelle abitudini e nel bisogno del pubblico, ha assunto caratteri tali da richiamare su sé una più ampia e razionale applicazione di studio e di capitali.”
 
Tutto ciò traccia, almeno sulla carta, un lusinghiero bilancio dei primi anni di attività dell’impianto.
Il 17 dicembre 1892 Susinno avviò il progetto della “Vaccheria Urbana”, avvalendosi della concessione comunale per l’uso dell’area posta nella nuovissima Via Bertani al n 9. Qui, nei pressi della Stazione a monte della Funicolare S.Anna, edificò lo “chalet” per le stalle inaugurato il 26 novembre 1891. Erano anni propizi all’imprenditoria e Susinno, già attivo nel mondo dell’industria alimentare, interpretò con originalità i desideri e i bisogni della Genova residente a monte di Portoria.
Le stalle in città: una visione lungimirante che guardava alla nuova edilizia residenziale della zona che allora si stava facendo largo tra scorci di fasce e coltivi caratteristici della Genova distesa tra le mura seicentesche e il centro medioevale. Alla maniera svizzera, Susinno mirò ad una produzione di latte controllato igienicamente e in sanità delle vacche, valore aggiunto in tempi dove l’umana esistenza era per i più sopravvivenza ai morbi derivanti da cibi e bevande. Portare la stalla a due passi da casa, con annessa vendita del freschissimo latte era sicuramente un’idea destinata al successo.
E poi, quale miglior clientela poteva essere quella della zona, del “castelletto” in crescita già agiata da una modernissima funicolare ed ora pregiata dalla vaccheria/latteria sotto casa?
Con il trasferimento della sede della vendita del latte nei locali della funicolare, Susinno aggiunse la stalla di Salita Bachernia. Le  edizioni di inizio 900 dell’Annuario Pagano sottolineano la valenza commerciale dell’attività e la graduale diversificazione dei prodotti: oltre al latte,  anche il burro, le uova, il miele, il caffè imbottigliato.
L’acquisizione di una porzione dello chalet della stazione a monte della funicolare in Via Bertani 12 da adibirsi a locale di spaccio e mescita, porta alla nascita nel 1905 del locale di somministrazione, vendita e ristoro, assimilabile nelle caratteristiche ai caffè genovesi dell’epoca. Nello stesso anno, Susinno si spense e i suoi figli proseguirono l’attività di intermediazione commerciale avviata dal padre. Dalla stessa data, però, la Vaccheria non portava più il nome del fondatore.
Era diventata la “Vaccheria Urbana”.
Come vi abbiamo raccontato sopra, nel 1932 Scotti di Bergamo rilevò il locale e iniziò a servire la “genovesissima” panera, sviluppando la destinazione commerciale attigua alla stazione della funicolare. 
 
Conclusione
 
Eugenio Montale, di ritorno a Genova nel 1967, annotò come la Vaccheria di via Bertani fosse ormai diventata un bar come tanti. Diversa da quando, bambino, usciva da scuola e di corsa saliva allo chalet per un bicchiere di latte e un biscotto del Lagaccio. Nel 1989, quando l’incendio la mandò in fumo, della originaria destinazione restava solo il contenitore, lo chalet liberty in legno, simbolo ormai solitario delle antiche relazioni tra mondo rurale e città.
 
A più di un secolo dalla nascita dello chalet, Fausto Malerba ha lanciato una sfida:
il passato non ritorna ma la memoria – come le immagini che decorano– aiuta ad intrecciare dialoghi e a migliorare il presente. 

Seguici su